COVID-19 E POSSIBILITÀ DI CONTENIMENTO DEI LIMITI AL FUNZIONAMENTO DELLE IMPRESE

Sommario: 1. Attività economiche consentite e attività economiche vietate, 2. Attività economiche consentite previa comunicazione o autorizzazione; 3. Alcuni quesiti pratici; 4. Sanzioni

  1. Attività economiche consentite e attività economiche vietate

Come noto, il Governo con il D.P.C.M. 22 marzo 2020, per contrastare il diffondersi del virus COVID-19, ha adottato su tutto il territorio nazionale e fino al 13 aprile 2020 misure di sospensione di tutte le attività produttive, industriali e commerciali il cui codice ATECO non sia ricompreso in quelli previsti all’Allegato 1 del D.P.C.M. del 22 marzo 2020 (come modificato dal Decreto del Ministero dello Sviluppo Economico del 25 marzo 2020).

In sostanza, dunque, solo le imprese il cui codice ATECO rientra in quelli indicati dal predetto allegato 1 possono continuare a svolgere la loro attività senza il bisogno di autorizzazioni e senza che sia necessario alcun adempimento formale o sostanziale; per contro, tutte le attività produttive industriali e commerciali il cui codice ATECO non è ricompreso nell’allegato 1 sono sospese fino al 13 aprile, e potranno proseguire la loro attività solo se organizzate in modalità di lavoro a distanza o lavoro agile (cfr. art. 1, lett. c, D.P.C.M. 22 marzo 2020).

  1. Attività economiche consentite previa comunicazione o autorizzazione

Inoltre, il D.P.C.M. 22 marzo 2020 ha previsto anche alcune categorie di aziende che potranno continuare a svolgere la loro attività (e che, dunque, non sono necessariamente sospese), ma solo a condizione che abbiano previamente inviato una comunicazione alla competente Autorità pubblica o, in taluni altri casi, siano state da questa autorizzate.

In particolare, rimane consentita, ma condizionata nel senso suddetto, l’apertura e l’operatività delle imprese che svolgono le attività di cui all’art. 1 lett. d), g) e h) del D.P.C.M. del 22 marzo del 2020, ossia:

  • Le imprese che svolgono attività funzionali ad assicurare la continuità delle filiere delle attività consentite di cui all’allegato 1, nonché dei servizi di pubblica utilità e dei servizi essenziali di cui alla L. n. 146/1990 (cfr. art. 1, lett d, DPCM 22 Marzo 2020); rientrano in questa tipologia le imprese che compongono la catena produttiva dei servizi attinenti alle attività consentite dalla legge, ad esempio la fornitura di beni e servizi per lo svolgimento delle attività indicate all’allegato 1 e per l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica utilità.

In tal caso, il titolare dell’azienda dovrà inviare una comunicazione via p.e.c. con oggetto “DPCM 22 marzo 2020 – Comunicazione attività” alla Prefettura della provincia ove è ubicata l’attività produttiva (ad esempio, per la provincia di Padova, all’indirizzo protocollo.prefpd@pec.interno.it), allegando il modulo, dopo averlo compilato, che ogni Prefettura ha predisposto per le aziende e che, per comodità di chi legge, si allega(doc. 1) .

Le informazioni che tale documento richiede sono le seguenti:

  • dati del richiedente (generalità del richiedente e dell’azienda);
  • tipologia dell’attività: in particolare, bisogna indicare se l’attività svolta è funzionale ad assicurare la continuità delle filiere delle attività autorizzate o delle attività che erogano servizi di pubblicità o servizi essenziali ex L. 146/1990;
  • luogo in cui l’attività produttiva viene svolta;
  • imprese e/o amministrazioni beneficiarie dei prodotti e dei servizi attinenti alle attività consentite.

Tale comunicazione consentirà il legittimo esercizio dell’attività, salvo che nel mentre il Prefetto emetta un provvedimento di sospensione dell’attività dell’impresa, nel qual caso l’azienda dovrà sospendere la propria produzione immediatamente.

  • Gli impianti a ciclo produttivo continuo dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all’impianto stesso a un pericolo di incendio (art. 1, lett g.) DPCM 22 Marzo 2020).

Anche in tal caso, si dovrà dare pronta comunicazione all’indirizzo di posta elettronica certificata della Prefettura della provincia ove è ubicata l’attività produttiva (ad esempio, per la provincia di Padova, all’indirizzo protocollo.prefpd@pec.interno.it) o in alternativa all’indirizzo di posta elettronica certificata della Camera di Commercio ove è iscritta l’azienda (ad esempio, per Padova, cciaa@pd.legalmail.camcom.it).

Il titolare dell’impresa dovrà ancora indicare nell’oggetto della p.e.c.: “DPCM 22 marzo 2020 – Comunicazione attività” ed allegare, dopo averlo compilato, il predisposto dalla Prefettura competente e che nuovamente si allega(doc. 2) ,  contenente le seguenti indicazioni:

  • dati del richiedente (generalità del richiedente e dell’azienda);
  • tipologia delle attività svolte;
  • motivi di grave pregiudizio o pericolo di incendio;
  • documentazione utile a sottoporre a valutazione la propria richiesta (ad es: perizie o relazioni che attestino il pericolo o il pregiudizio derivante dalla chiusura).

Tale comunicazione consentirà il legittimo esercizio dell’attività, salvo che nel mentre il Prefetto emetta un provvedimento di sospensione dell’attività dell’impresa, in tal caso l’azienda deve sospende immediatamente la propria produzione.

  • Le industrie rientranti nel comparto dell’aerospazio e della difesa, nonché le altre che svolgono attività di rilevanza strategica per l’economia  nazionale (art. 1, lett h).

In tal caso, i titolari delle aziende dovranno richiedere una specifica autorizzazione allo svolgimento dell’attività d’impresa (non basta cioè una mera comunicazione), inviando una p.e.c. con oggetto “DPCM 22 marzo 2020 – Richiesta di autorizzazione” alla Prefettura della provincia ove è ubicata l’attività produttiva (ad esempio, per la provincia di Padova, all’indirizzo protocollo.prefpd@pec.interno.it), alla quale deve essere allegato, dopo averlo compilato, il modulo predisposto dalla Prefettura, che nuovamente si allega (doc. 3) , contenente le seguenti indicazioni:

  • dati del richiedente (generalità del richiedente e dell’azienda);
  • tipologia delle attività di cui si chiede l’autorizzazione (industria aerospazio, industria della difesa, rilevanza strategica per l’economica nazionale);
  • indicare gli elementi informativi dell’attività di cui si chiede l’autorizzazione.

Soltanto dopo il rilascio da parte della Prefettura dell’autorizzazione richiesta, l’azienda potrà proseguire la propria attività di produzione.

  1. Alcuni questi pratici

Il fatto che il D.P.C.M. 22 marzo 2020 e il suo Allegato 1 abbiano individuato le imprese che possono continuare ad operare facendo riferimento ai codici ATECO, ha determinato il sorgere di alcuni interrogativi, ai quali crediamo si possano dare sinteticamente le seguenti risposte:

  • se l’azienda ha più codici ATECO, indipendentemente dal fatto che uno sia primario e gli altri secondari, essa può continuare a svolgere soltanto l’attività riferita al codice ATECO indicato nell’allegato 1 DPCM 22 marzo 2020 o quella che le sia altrimenti consentita previa comunicazione all’Autorità pubblica e/o sua autorizzazione;
  • se l’azienda svolge occasionalmente un’attività il cui codice ATECO è ricompreso all’allegato 1 DPCM 22 Marzo 2020, essa non può continuare ad operare, in quanto i codici ATECO di cui all’allegato 1 servono ad individuare i soggetti che svolgono in via ordinaria e in modo continuativo alcune attività ritenuti essenziali;
  • se l’azienda è priva di codice ATECO, ad esempio perché straniera, essa può comunque svolgere solo le attività corrispondenti ai codici ATECO indicati nell’allegato 1 DPCM 22 marzo 2020 o che le siano altrimenti consentite previa comunicazione all’Autorità pubblica e/o sua autorizzazione;
  • se l’azienda si rivolge al mercato estero o a clienti stranieri, essa comunque può continuare a svolgere solo le attività corrispondenti ai codici ATECO indicati nell’allegato 1 DPCM 22 marzo 2020 o che le siano altrimenti consentite previa comunicazione all’Autorità pubblica e/o sua autorizzazione;
  • analogamente se si tratta di un’azienda estera che opera sul mercato italiano, essa può continuare a svolgere solo le attività corrispondenti ai codici ATECO indicati nell’allegato 1 DPCM 22 marzo 2020 o che le siano altrimenti consentite previa comunicazione all’Autorità pubblica e/o sua autorizzazione.
  1. Sanzioni

Le aziende che continuino a svolgere attività produttive, industriali e commerciali non consentite o limitate dal D.P.C.M. 22 marzo 2020 e dal suo Allegato 1, possono incorrere in rilevanti sanzioni, ulteriormente inasprite dall’art. 4 del D.L. n. 19 del 25 marzo 2020.

In particolare, è previsto che in caso di mancato rispetto delle misure di:

  • limitazione o sospensione delle attività commerciali di vendita al dettaglio (art. 1, co. 2, lett. u) D.L. n. 19/2020);
  • limitazione o sospensione delle attività di somministrazione al pubblico di bevande e alimenti, nonché’ di consumo sul posto di alimenti e bevande, compresi bar e ristoranti(art. 1, co. 2, lett. v) D.L. n. 19/2020);
  • limitazione o sospensione di altre attività d’impresa o professionali, anche ove comportanti l’esercizio   di   pubbliche funzioni, nonché’ di lavoro autonomo, (art. 1, co. 2, lett. z) D.L. n. 19/2020);
  • limitazione allo svolgimento di fiere e mercati, a  eccezione di quelli  necessari  per  assicurare  la  reperibilità  dei  generi agricoli, alimentari e di prima necessità (art. 1, co. 2, lett. aa) D.L. n. 19/2020);

l’impresa o il professionista potrà essere punito con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da € 400 a € 3.000 (viene meno l’applicazione della sanzione di contravvenzione ex art. 650 c.p.) e altresì con sanzione amministrativa accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

In caso di reiterata violazione della medesima disposizione da parte dell’azienda, poi, la sanzione amministrativa verrà raddoppiata e quella accessoria sarà applicata nella misura massima, ossia 30 giorni di chiusura dell’attività.

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